Le folle non hanno mai provato il desiderio della verità.
Chiedono solo illusioni, delle quali non possono fare a meno.
Freud

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Laboratorio teatrale

mercoledì 27 dicembre 2006

Baudelaire

Gli occhi di Berta


Disprezzate pure i più celebri occhi,
occhi belli della mia bimba! Da voi filtra ed emana
un non so che di buono e dolce come la Notte!
Occhi belli, versate su di me le vostre tenebre d’incanto!


Grandi occhi della mia bimba, arcani adorati,
quanto assomigliate alle grotte magiche
dove scintillano vaghi tesori ignorati,
dietro cumuli d’ombre sonnolente!


La mia bimba ha due occhi scuri, profondi,
vasti e illuminati come te, immensa Notte!
I loro fuochi sono pensieri d’Amore e Fede
che sfavillano nel fondo, casti o voluttuosi.

domenica 24 dicembre 2006

Racconto

Il saggio…


Un saggio vide due uomini litigare venendo alle mani, e chiese loro: “Perché vi azzuffate?”
Uno di loro rispose: “Quest’uomo mi ha fatto un torto”. L’altro uomo ribatté: “Non è vero è lui che mi ha fatto un torto”. Il saggio sorrise ai due, si voltò e s’incamminò per la sua strada. I due uomini si guardarono negli occhi, poi rincorsero il saggio e dissero lui: “Perché non hai detto niente e sei andato via?”. Il saggio continuava a non proferire parola mentre camminava. I due uomini lo seguirono chiedendogli: “Non siamo forse degni della tua parola? Perché non dici nulla?”. Il saggio continuò il suo cammino silente…
I due si spazientirono e si fermarono di fronte al saggio bloccandogli la strada, “se non parlerai con noi, non ti faremo andare via!” esclamarono i due all’unisono. Allora il saggio gli rispose sorridente: “Voi un attimo fa vi stavate picchiando, usavate la vostra determinazione e la vostra forza uno contro l’altro. Io non potevo mettere pace fra voi con le parole, poiché entrambi credevate di aver ragione. Ora la vostra determinazione e la vostra forza hanno trovato un nuovo sbocco. Il vigore che adoperavate per percuotervi ora ha scovato un nuovo canale, la mia indifferenza vi ha incuriositi e irritati. È per questo, che avete smesso di azzuffarvi, nuove motivazioni vi hanno fatto dimenticare quelle vecchie. Con un obbiettivo comune avete trovato un accordo e quindi la pace”.

sabato 23 dicembre 2006

P. Neruda

Ho fame della tua bocca


Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.

Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.

Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell'aitante volto,
voglio mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia

e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.

domenica 17 dicembre 2006

Aforismi

Chi vuol salire in alto, deve vegliare
parecchio la notte. Chi desidera perle,
deve immergersi nel profondo del mare.

da “Le mille e una notte”

bisogna esser folli per esser chiari.

P. P. Pasolini

La mente è come un paracadute.
Funziona solo se si apre.

A. Einstein

Rimbaud

Sognato per l’inverno

A… Lei

D’inverno, ce ne andremo in un piccolo vagone rosa
con i cuscini blu.
Staremo bene. Un nido di pazzi baci riposa
in qualche soffice angolo.


Tu chiuderai gli occhi, per non vedere, dai vetri
ghignare le ombre delle sere,
queste arcigne mostruosità, plebaglie
di neri demoni e neri lupi.


Poi sentirai la guancia scalfita…
Un piccolo bacio, come un ragno folle,
ti correrà per il collo…


E tu mi dirai: “cerca!” inclinando la testa,
e perderemo tempo a cercare quella bestia
- che così tanto viaggia…

domenica 3 dicembre 2006

Whitman

Sulla spiaggia di notte


Sulla spiaggia di notte
sta una bambina con suo padre
guardando l’est, il cielo autunnale.


Attraverso l’oscurità,
mentre depredanti nuvole, funeree nuvole, in nere masse
sgorgando,
più basse cupe e veloci di traverso al cielo,
in mezzo a una trasparente chiara cintura di etere
lasciata libera a oriente,
ascende vasto e calmo Giove, signore degli astri,
e vicino a lui, solo poco più in alto,
nuotano le delicate sorelle, le Pleiadi.


Sulla spiaggia la bambina che tiene la mano del padre,
quelle nuvole funeree che si abbassano vittoriose per
divorare tutto,
guardando piange in silenzio.


Non piangere, bambina,
non piangere, mia cara,
con questi baci ch’io allontani le tue lacrime,
le nuvole depredanti non saranno più a lungo vittoriose,
non avranno a lungo il possesso del cielo, divorano le
stelle soltanto in apparenza,
Giove riemergerà, sii paziente, guarda ancora un’altra
notte, le Pleiadi emergeranno,
sono immortali, tutte quelle stelle dorate e inargentate
brilleranno ancora,
le stelle grandi e le piccole brilleranno ancora, durano,
i vasti soli immortali e le eterne, riflessive lune
brilleranno ancora.


Allora mia cara piangerai tu sola per Giove?
consideri tu sola la sepoltura delle stelle?


Qualcosa c’è,
(con le mie labbra calmandoti, io aggiungo in un
sussurro,
ti do il primo consiglio, il primo inganno,)
qualcosa c’è di più immortale anche delle stelle,
(molte le sepolture, molti i giorni e le notti che passano e
svaniscono)
qualcosa che durerà più a lungo anche del luminoso
Giove,
più a lungo del sole e di ogni ruotante satellite,
o delle irradianti sorelle, le Pleiadi.